IL SOLE NELL’ABBRACCIO

(2021) acrilico ed essenze di aurasoma su tela, cm 80x80
(2021) acrilico ed essenze di aurasoma su tela, cm 80×80

Cari Amici,

qualche giorno fa sono andata in Comune per rifare la carta d’identità e ho dato il consenso per la donazione degli organi. Per me dire sì è stato un gesto emozionante e consapevole, soprattutto considerando il fatto che ho accanto a me, da anni, un uomo che è vivo grazie a un trapianto.

Recentemente mi è capitato di confrontarmi con alcune persone le quali sostengono che a livello sottile, cioè, “energeticamente”, questa decisione potrebbe creare qualche difficoltà all’Anima nel ritrovare se stessa dopo la morte. È un’argomentazione molto interessante e soggettiva ed è giusto che ognuno di noi ascolti la propria verità a riguardo. Personalmente, non credo che un gesto di tale densità d’amore possa avere alcuna connotazione limitante a livello spirituale ed evolutivo, anzi, ritengo che chi sceglie di intraprendere la strada della donazione possa solo portare grande beneficio a un altro essere umano e che il legame che unisce donatore e ricevente nasca proprio da un accordo stipulato prima di nascere tra le anime coinvolte.

Mio marito ed io benediciamo quotidianamente l’essenza di colui che gli ha regalato una seconda occasione di vita. Per questo motivo, ho deciso di condividere con voi alcune riflessioni scaturite proprio dalla mia esperienza diretta; riguardano, infatti, una fase del mio percorso che, a distanza di anni, mi emoziona e mi commuove ancora e che mi auguro possa stimolare qualche personale considerazione in merito a questo delicato argomento.

Il testo qui di seguito è il mio piccolo contributo al libro che mio marito Vincent ha creato e illustrato – con fumetti ironici e dissacranti – durante il faticoso periodo che ha trascorso in ospedale tra dialisi e trapianto. Si tratta di un manuale-diario destinato ai pazienti che soffrono di insufficienza renale, nato con l’intento di regalare un sorriso a persone in difficoltà che vivono e affrontano quotidianamente i disagi e i sacrifici che questa malattia – poco conosciuta e silente – comporta.

Ringrazio i medici del reparto di Nefrologia dell’Ospedale Policlinico di Milano per aver creduto in questo progetto e i volontari di ANED Lombardia (Associazione Nazionale Emo-dializzati e Trapianti) per il costante lavoro di sostegno e di aiuto che ogni giorno offrono ai malati di reni.

RIFLESSIONI DI UNA DONATRICE MANCATA

Quando mio marito Vincent, nel 2021, ha iniziato il trattamento di dialisi e quindi ha avuto bisogno di un rene nuovo, offrirgli il mio è stato un moto spontaneo dettato, ovviamente, dall’amore, ma anche dalla consapevolezza che donare un organo significa salvare una vita. È un gesto che ha un enorme impatto sulla qualità di vita di un malato terminale come, appunto, un paziente con insufficienza renale cronica.

La dialisi, infatti, è una terapia che comporta numerosi disagi fisici ed emotivi per chi è sottoposto al trattamento, ma che, in modo diverso, influenza notevolmente anche la realtà di chi sta accanto al dializzato. Vedere mio marito in tale stato di costante malessere e sofferenza era estremamente doloroso e quel frustrante senso di impotenza che sentivo mi ha spinta a prendere la decisione di mettermi in gioco e dire: “ok, io ci sono, cosa posso fare? Possiamo affrontare questo momento insieme e provare a vedere la luce in fondo al tunnel, perché è un tunnel nel quale entrambi siamo immersi, anche se con emozioni differenti”.

Durante i mesi prima dell’intervento ho sostenuto colloqui con psicologi e con legali e mi sono sottoposta a un numero incredibile di esami e accertamenti, a volte anche fastidiosi e invasivi; le mie emozioni erano intense, spesso, contrastanti o addirittura opposte tra loro: paura, tristezza, rabbia, speranza, gioia … insomma, c’era in me un terremoto interiore che aveva bisogno di essere ascoltato e compreso. Così, a un certo punto ho sentito la necessità di cercare un sostegno da qualcuno che fosse al di fuori della nostra situazione e mi sono, quindi, rivolta a una psicologa esterna che mi ha aiutata nella gestione pratica di mio marito che stava male e mi ha supportata lungo tutto il processo di elaborazione emotiva che la decisione di donare un organo comporta. È un percorso, infatti, che richiede la consapevolezza di ciò a cui si sta andando incontro, cioè, che ci si sta privando di un organo sano e che sacrificare una parte di sé potrebbe fare un po’ paura; è però altrettanto importante prendere coscienza di quanto questo gesto possa rivelarsi gratificante non solo per chi riceve, ma anche per chi dona.

Nel nostro caso la Vita ha poi voluto diversamente. A pochi giorni dall’operazione espianto-trapianto ci sono state delle complicazioni che hanno impedito che si procedesse con l’intervento, ma ciò che ho imparato durante tutta questa esperienza è che rendersi disponibile per donare un organo significa regalare a una persona una nuova possibilità di vita. Il senso di pienezza che si prova è inspiegabile: ci si sente parte di una realtà molto più grande di noi … ed è una gioia che riempie il cuore. Lo rifarei di nuovo!

(2021) acrilico ed essenze di aurasoma su tela, cm 80×80
Silvia Pisani
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