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Movimento Neo-Relazionista

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'Oltre...' di Clizia Orlando

"Scrivevo silenzi, notti
notavo l'inesprimibile,
fissavo vertigini
".
Arthur Rimbaud


La ricerca espressiva di Silvia Pisani trova le proprie origini nel sinergetico rapporto suggellato dalla corrispondenza dialettica tra segno e colore. Sono questi i presupposti su cui si libera la poetica dell'artista facendo levitare bagliori dell'inconscio che, nell'evolversi di volute di espansione circolare, ci guidano verso dissolvenze di vibrazioni vitali. Nascono così composizioni che nell'incessante sviluppo della linea acquisiscono efficacia gestuale sia in declinazioni di impianto figurativo sia in pure fluttuazioni di intonazione astratta. Fondamentale referente del suo procedere creativo è l'impellente necessità di adagiare sulla tela palpiti di emotività a tratti rarefatta in un sovrapporsi di dinamiche spazio-temporali a volte urlata nell'impeto di dare voce, nella dirompente affabulazione cromatica, a una sorta di concitato appello nel riappropriarsi dell'esistere in quella magica condizione di citazione panica di memoria dannunziana.
Si giustifica in tali presupposti il titolo della raccolta: svincolare lo sguardo da ogni limitazione di natura sovrastrutturale per proiettarlo oltre, oltre la tangibile linea dell' orizzonte convenzionale, che tende a circoscrivere e delimitare il nostro stato di conoscenza.
Seguendo l'incedere di quella linea che si fa protagonista dell'opera si viene attratti nella dimensione significante del dipinto, in una sollecitazione diretta delle coordinate percettivo-sensoriali, che rendono ogni tela uno spazio da visitare non solo dal punto di vista visivo ma anche sotto il profilo sonoro, scandito dalle frequenze di battito proprie di ogni vissuto.
L'impianto compositivo veicolato da un'impellente gestualità si traduce nell'immagine del continuo fluire d'energia in relazione alla ciclica trasformazione della materia, quale essenza del divenire cosmico.
Nel percorso espositivo si raccolgono così suggestioni che travalicano la sfera della palese apparenza per approdare a dinamiche proprie di accezione cognitiva.
Il dipinto dal titolo “Verso la sorgente” presenta l'emblematica forza dirompente di un'architettura tesa in proiezione ascensionale, è un omaggio all'edificio simbolo di un'umanità che nei decenni è stata travolta da un' incalzante frenesia nel procedere; nel quadro s'impone quale nucleo di forza centrifuga una spirale luminosa, che sembra attrarre verso un fulcro d'identità primigenia. La visione diviene chiara metafora di un percorso in verticale, intriso di veemente gestualità e sinonimo di indiscussa spiritualità. La volontà atavica di scrutare oltre lasciandosi catturare dagli spazi di quel cielo immenso, si palesa in “Uno sguardo fuori dal tempo”, impianto compositivo che si sviluppa sulla calibrata scansione cromatica stemperata nel flusso tonale dell'oro, che va placandosi docilmente nella poetica dei grigi; su questo modulare impasto magmatico compaiono con leggerezza appena sussurrata delle allegorie segniche, crittogrammi di un sapere antico che quasi con presa alchemica trasudano dal colore. Situazioni grafiche di simile pregnanza si trovano nei dipinti intitolati “Memorie”, “Rivelazioni”, “Signs of life”.
Una quiete silente, rarefatta, volutamente indefinita si respira in altre composizioni, brandelli sospesi di serenità ascetica. In “Fuori dal tempo” l'essenzialità del tondo diafano è attraversata da insistenti grumosità che ne descrivono la sostanza in una condizione di atarassica attesa. La ripresa di queste frangiature magmatiche lenta si rincorre in “Mondi senza fine”, in cui accenni di luminosità si esaltano in rifrangenze create dalla carta specchiata posta al centro del dipinto o si liberano quale maestoso volo in “La coscienza dell'anima”.
Da queste accezioni di vocazione astratta la capacità tecnica di Silvia Pisani si rivolge poi a declinazioni di espressività sostenute da un'esigenza di disposizione figurativa, sono altri palpiti, profili di sentimento che si traducono in decise interpretazioni di vitalità fluente come in “One drop of life”, in cui le morbide e sinuose linee stillano una partecipata esuberanza al sentimento del vivere o sembrano affiorare quali allegorie di memorie siderali come in “Identità di metamorfosi”: un fondersi e confondersi di profili che trovano nel loro alternarsi la propria ragion d'essere.
A chiusura del percorso si staglia “Il grande spirito”, presagio salvifico in cui è dichiarato che l'anima antica dell'universo continua a essere vigile, sferzate di rossi fanno lambire echi di suggestioni lontane, mentre l'umanità ancora assorta indaga proiezioni al proprio destino.

Clizia Orlando, Settembre 2012